Politeismo e inclusione

Mettiamo Antoine-Olivier Pilon, non lui in persona, ma alcune sue ipostasi filmiche, dal clip degli Indochine al film Mommy. Mettiamo di avere ascoltato pedagogisti sorridenti e pieni di risposte, di avere la mente piena di comportamenti inclusivi e vaghi racconti di docenze militanti, e magari mettiamo di aver conosciuto pure certe periferie per esserci nati. Di aver conosciuto il bullismo, il veleno del gruppo, l’aggressività dei 12 anni, il digiuno autoinflitto, la codardia, di aver disprezzato i ricchi e i bravi, e di esser stato bravo ed essersi disprezzati. Di essere stato vittima, di essere stato carnefice. Di avere avuto simpatie per gente libera e iperattiva, e noia per quei tipi tutti occhiali che pareva avessero tutto in un metro cubo di aria. Di aver avuto in odio quei tipi stupidi col solletico facile alle mani, e la lingua tagliente. Per quelli che picchiavano duro e falciavano dove era più facile.
Mettiamo un po’ di politeismo dei sentimenti. Di immedesimazione. Di vita vissuta. Mettiamo di non essere pedagogisti e di voler diventare insegnanti, o di esserlo nel modo spacciato del non essere monadi.
Dove sono le risposte?
La facilità con cui si agiscono comportamenti e si compilano manuali mi inorridisce. Sono pieno di dubbi e di inadeguatezze.
Pieno di dubbi e di inadeguatezze.
E più stirano la voce descrivendo il paradiso dei comportamenti, più vedo i fallimenti in traluce, e nel vederli spero che almeno il dubbio mi serva in futuro.
Politeismo. Perché non c’è un decalogo, o un index da tirar fuori all’occorrenza.
E poi ottimismo. Perché di questo forse ha bisogno un insegnante, parafrasando uno che insegnante è stato a lungo e non senza meriti: “una buona dose di utopia”.

di Sebastiano Luca Tata

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