Fantàsia e il regno delle speranze umane

È piacevole guardare film in lingua originale, e non solo per la possibilità di migliorare le proprie conoscenze linguistiche, ma anche perché si possono apprezzare dettagli e da essi costruire castelli serrati nella loro totale pretestuosità mentale.
Se non amate il genere – edificio di ragionamenti costruiti su fondamenta aeree – cessate subito di leggermi. Vi ho detto già che questo post sarà pretestuoso, al limite con la gratuità. Conterà, mi auguro, il messaggio veicolato.
I professionisti del genere sanno bene che tradurre somiglia a scrivere, sanno che nella scelta di una delle possibili traduzioni che si danno di una stessa parola/frase, a volte, si nasconde il loro gusto, e, a volte, persino l’adesione ad una convenzione culturale.
Bastiano Baldassare Bucci è, come molti di voi già sanno, il protagonista de La storia infinita di Michael Ende, uno dei più bei libri mai scritti nell’orizzonte che oggi, con qualche equivoco, si definisce fantasy.
La questione che vi pongo non riguarda direttamente la splendida storia di Ende, come avrete intuito, né direttamente la sua trasposizione cinematografica. Vale comunque la pena ricordare che il film fu disprezzato dallo scrittore al punto che intentò una causa legale affinchè il suo nome non comparisse nei titoli di testa.
Se Ende fosse stato ancora in vita gli avrei scritto (non una mail sia ben chiaro, ma una lettera fatta di albero), per chiedere direttamente a lui se anche questo dettaglio, il dettaglio di cui voglio parlarvi, lo offendeva, o in una certa misura turbava, almeno quanto ha turbato me. Io ritengo questo dettaglio un tradimento, che, forse per un gioco del destino, ha riguardato solo il vituperato film di W. Petersen.
Se a questo punto ho destato la vostra curiosità vuol dire che l’aria su cui sto costruendo è aria pulita.
Oppure vuol dire che voi (forse di questa mia affermazione Ende sarebbe stato felice) non credete che gli abitanti di Fantàsia siano solo menzogne. E quindi è il caso di andare avanti.
Nel doppiaggio italiano quando Atreiu si trova faccia a faccia con Mork nella Città dei Fantasmi nel Paese della Mala Genìa, il giovanissimo eroe chiede sconsolato al lupo mannaro perché avesse scelto di aiutare il nulla.
E il lupo risponde “perché è più facile dominare chi non crede in niente”.
In realtà in lingua inglese il lupo afferma che è più facile dominare chi non possiede speranze (“hopes”).
Se per correttezza filologica ci volgiamo al libro scopriamo un dialogo estremamente più ricco e affascinante, viene da imprecare al pensiero che Ende non abbia vinto la causa intentata contro i produttori del film. Ma lasciamo da parte il libro, perché il quesito è tutto interno al film. Il quesito è: dobbiamo pensare che l’uomo sia dominabile se non crede in qualche realtà metafisico-religiosa (la parola “credere” usata in quel contesto mi è sembrato alludesse proprio a ciò), o non dobbiamo piuttosto pensare che l’uomo sia dominabile quando perde le “speranze” (“hopes”, com’è scritto nella sceneggiatura originale) e quindi i sogni/menzogne che abitano Fantàsia.
Fantàsia non ha confini. Lo sanno bene gli amanti del libro e persino gli amanti del film. I sogni e le speranze di Fàntasia non sono riconducibili a nessuna religione o “credo” specifico. Sono solo nutrite da “speranza”, sono per l’appunto “hopes”. E le speranze sono umane, non esistono prima dell’uomo e non esisteranno dopo l’uomo.
Ve lo avevo detto, si trattava di un pretesto e di un dettaglio. Ma i dettagli sono importanti. Laudate hominem cantava De Andrè, non Laudate Dominum.
Capite cosa voglio dire?
Spero di sì.

“Hai mai visto il nulla figliolo?”
“Sì, più di una volta”
“E com’è?”
“È come se si fosse ciechi”
“Bene. E quando ci siete caduti dentro, vi rimane addosso, il Nulla. Siete come una malattia contagiosa, che rende gli uomini ciechi, così che non distinguono più l’apparenza dalla realtà. Sai come vi chiamano laggiù?”
“No”, mormorò Atreiu.
“Menzogne” abbaiò Mork.

di Sebastiano Luca Tata (o Bastiano Baldassare Bucci?)

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