Buona sera, buona sera. Anche questa domenica è passata.

Perché fino a quando ci sarà qualcuno che ricorda, quello che è avvenuto ‒ fino a dove si è spinto quest’essere meraviglioso e terribile, che è l’Uomo ‒ non potrà essere cancellato, ma rimarrà come monito e memento di ciò che non deve mai più essere.

A chi è rimasto e a quello che è a essi rimasto, Elsa Morante dedica queste parole.

[…]

Il cielo decaduto è la bassa tenda cenciosa

del lazzaretto terrestre. E il flauto mozartiano

è un saltarello maligno, che ti ribatte

fin dentro il bulbo dell’occhio la sua triviale mimica

di un’aritmetica ossessiva che non significa altro…

nessun cielo ulteriore si scopre. Non s’apre il loto dei mille petali.

Tu sei tutta qui. E non c’è altro.

Assisti a questo. E cessa di chiamare

Amanti morti, madri morte.

Denudàti, più poveri ancora di te, loro non frequentano questa

né altrè dimensioni. Ultima loro dimora

resta soltanto la tua memoria.

Memoria memoria, casa di pena

dove per cameroni e ballatoi deserti

un fragore di altoparlanti non cessa di ripetere

(il meccanismo s’è incantato) sempre il punto amaro

degli Elì Elì senza risposta. L’urlo del ragazzo

che precipita accecato dal male sacro.

Il giovane assassino che smania nel folle dormitorio.

La mozza litania cristiana nel deposito

dell’ospedale, intorno alla vecchia ebrea morta

che scostò la croce con le sue manine deliranti.

SENZA I CONFORTI DELLA RELIGIONE. Questa casa è piena di sangue

ma il sangue stesso, tutti i sangui, non sono che vapori larvali

conformi alla mente che li testimonia.

E quando per te venga l’ora del requiem, così sarà per quelle grida.

La domenica sconsacrata ormai declina

le lune della peste sono già calanti

la siepe spinata rigermoglia, i tuoi sensi scampanano a cinque voci.

Riaffréttati, riaffréttati all’incontro dei tuoi poveri domani consueti

e del tuo solito corpo morituro.

È l’ora di cena. O fame di vita, nùtriti

ancora alla sostanza quotidiana delle stragi.

Rinasci alle forme e confidenze e cori arbitrati

alla coscienza

alla salute

all’ordine delle date

al tuo posto.

Nessuna Rivelazione (Lo spettacolo, anche illegale,

dipende sempre dalla fabbrica collettiva degli arbitrii).

Nessun peccato (La macchina architettata per il supplizio

non ha colpa dei supplizi, o poveri peccatori).

E nessuna grazia speciale.

(Unica grazia comune è la pazienza

fino all’amen della consumazione).

Vàttene contenta. Assolta, assolta, benché recidiva.

Buona sera, buona sera.

Anche questa domenica è passata.

Da La sera domenicale

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