Uno scaffale riposto

In un poco noto racconto di Dino Buzzati è descritta una goccia che anziché andare dall’alto verso il basso risale le scale gocciolando dal basso verso l’alto. Nella sua anomala attività, inquieta e terrorizza povere anime insonni che ogni notte la odono nel suo fatidico percorso.
Ha un significato riposto la goccia?
L’autore dice di no. E insiste sul punto. Niente allegorie, simboli, letture tra le righe. È una goccia d’acqua, punto e basta. Una goccia d’acqua; e, in quanto tale, sufficiente a far paura.
Parafrasando una frase da un romanzo, non eccellente a mio avviso, di S. King, si potrebbe ben dire che la verità è Ralph. La verità è incredibile, più incredibile dell’immaginato (“più cose in cielo e in terra …”, ricordate?) ma è credibile perché è reale. Se la letteratura, in senso lato la scrittura, cessasse di essere credibile, o letterariamente plausibile allora sarebbe solo verba scripta. Non sarebbe una storia, e non sarebbe letteratura.
Eppure pochi riescono a rendere una goccia plausibile, figuriamoci poi un lago, un fiume, un oceano. Il che non significa necessariamente spendere la propria vita nella filologica ricostruzione di un mondo di hobbits, elfi, nani (e mi commuove l’idea che un accademico oxoniense abbia saputo farlo), non è questo il punto; significa semplicemente essere in grado di reggere il gioco della narrazione con la naturalezza necessaria alla storia o in alternativa alla non-storia. Quest’ultimo elemento, diciamocelo francamente, manca a troppi scrittori italiani contemporanei, persino popolari. La narrativa in Italia, quando ha assecondato il comunicare senza storia, non ha capito che anche in questo campo si narra qualcosa (leggetela La goccia di Dino Buzzati, vi prego), oppure quando ha scelto di raccontare ha dimenticato le regole base della verosimiglianza letteraria, ha dissimulato la trama col preteso messaggio, ha demolito l’immagine e ha eretto al suo posto l’eidolon del pensiero ellittico, dell’effetto affrettato. In tanti casi ha infuso il germe della miseria, in altri ha semplicemente cavalcato l’onda della mediocrità al potere, che nel nostro paese ormai è legge non scritta, di comparati a volte (vi stupisce? Sì, ho detto proprio comparati) persino letterari. Quando, invece, ha tentato la scalata alla trama, ha fallito perché “mancò possa” allo scrittore, e non perché volesse descrivere Dio, ma perché a scarna Fantasia fa difetto anche la plausibilità di una goccia, figuriamoci di un oceano.
Sono così arrogante, chiederete, da cestinare l’intera contemporanea produzione letteraria dei miei giorni? Certo che no! Non ho la pretesa di essere un buon giudice, né, in ogni caso, auspicherei generalizzazioni. Il mio è solo un procurato allarme. Coglietene il senso che preferite, e usatelo allo scopo che preferite. Quando entro in libreria in genere mi comporto come mi trovassi in un bosco, mi smarrisco (spero vi smarriate anche voi); credetemi, è l’unico modo per non perdersi. Il più delle volte i fiori rari, e difficili da raggiungere, sono i più profumati. Altre volte lo sono i più comuni, quelli che nessuno si china più ad odorare. Da questa mia attitudine deriva quello che chiamo il mio scaffale riposto. E spero con tutto il cuore possiate averne uno anche voi.

di Sebastiano Luca Tata

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